E’ iniziata la Festa del cinema.

 Ore 9,00 sono alla sala Timvision di Proiezione della sezione Alice nella Città per vedere “Backliner”, documentario sul musicista, cantautore e produttore Riccardo Senigallia. Immediatamente è necessario fare una distinzione, mentre scorrono le immagini sullo schermo ed un insieme di musicisti, autori, produttori musicali della scena romana degli anni ’90 tessono gli elogi di Riccardo; questo presentato come un prodotto cinematografico non può essere definito tale; certo è fatto con il taglio documentaristico, certo trattasi di audiovisivo, ma è definibile in tutto e per tutto come un prodotto finalizzato alla promozione. Eccoci allora alla distinzione di fondo, l’attore Mastrandrea ci guida in questo viaggio dove prima di tutto parlano di Senigallia i suoi amici, potrebbe essere una sorta di filmino per il suo compleanno, comunque un pensiero molto carino di persone che gli vogliono bene e credono nel suo lavoro, è anche giusto in fondo che sia così, si tratta di persone che credono in quello che fanno, nella loro arte, che si sbattono e cercano di emergere nel panorama complicatissimo  musicale pop mainstream italiano, che cercano di rimanere fedeli al proprio percorso, alle proprie ricerche musicali, ai propri messaggi, ma diciamoci la verità nonostante abbiamo tutta la mia stima, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Ce ne sono centinaia di artisti che si sbattono, che cercano di fare lo stesso, che vogliono raccontare qualcosa, che compiono un loro percorso di maturazione e ricerca, allora la domanda sorge spontanea: Perché? Perché proprio Riccardo, non che non sia bravo, per carità, ma la scelta di portare ad una rassegna un documentario su un artista di nicchia che finalità ha? Non esiste nulla di particolarmente straordinario in questo racconto, non ci sono scelte originali né di ripresa né narrative, anzi tutto si dispiega in maniera abbastanza semplice e scolastica, persone che parlano sottolineando i pregi del loro amico, o dell’artista che hanno conosciuto professionalmente e che poi è diventato amico, addirittura in qualche caso ci dobbiamo sorbire le lezioni di storia della musica di qualche artista dell’underground romano traboccante di superbia o le verità assolute patinate di ipocrisia di qualche discografico, allora che senso ha tutto ciò? Ed ecco l’illuminazione, la scoperta dell’acqua calda! si tratta di una operazione di marketing, sta per uscire il nuovo album del nostro Riccardo Senigallia e quindi si cerca di attrarre il pubblico GGGiovane con un prodotto alternativo, che dovrebbe strizzare l’occhio ai ragazzi, senza pensare che i cosiddetti ragazzi, usano un linguaggio completamente diverso, si muovono su registri interpretativi e mondi astronomicamente lontani da questo racconto e da questa grammatica. Il target potrei essere io, sfigato della loro età, con velleità artistoide, che frequentava gli stessi locali, gli stessi posti, ascoltava la stessa musica ed io sicuramente lo comprerò il nuovo lavoro di Senigallia perché sono curioso, lui mi piace e trovo sincero il suo percorso, ma anche a me,  alla fine questo “documentario” lascia l’amaro in bocca, perché il regista cercando di non avere un punto di vista ha lasciato le cose come stanno e quello che ne è uscito fuori è un mondo così poco denso di contenuti, così stereotipato sull’essere alternativo, così spocchioso ed io mi sono  sentito molto più fallito di prima in questo specchio di me, questa non è certo una bella pubblicità!

p.s. Valerio è stato se stesso, un vero amico per Riccardo

Sinigallia
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