Bad times at the El Royale

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Bad times at the El Royale

18 Ottobre 2018 Festa del cinema News 0

Bad times at the El Royal o come è stato titolato in italiano “7 sconosciuti al El Royal”

L’entusiasmo mi ha colto, sarà stata la proiezione di apertura della rassegna, sarà  stato lo stile tarantinesco della ripresa e la fotografia che strizza ogni tanto l’occhio a kubrick, ma questo film mi è piaciuto!

Il regista Drew Goddard, è poco più giovane di me, ma è uno che di prodotti cinetelevisivi ne capisce qualcosa, sceneggiatore (il film se l’è anche scritto), produttore, regista è uno di quelli che ha fatto Lost, scritto Cloverfield, world war z,  The Martian sopravvissuto, Nel 2013 viene assunto dalla Marvel come produttore esecutivo e showrunner della serie Daredevil, in onda su Netflix nel 2015; viene inoltre ingaggiato dalla Sony per scrivere e dirigere lo spin-off della serie di Spider-Man Sinister Six.Nel maggio 2014  lascia il ruolo di showrunner di Daredevil, di cui resta produttore esecutivo, insomma mastica di gusti del pubblico soprattutto tra i 20 ed 40 anni ed infatti il film è pieno degli ingredienti caratteristici di questo mondo e di questo tempo, direi molto netflix oriented.

Non vi racconto la storia, ovviamente, vi dico solo che il film ha scene di violenza, un  po’ fumettistica, un po’ splatter, ma emozionanti, i personaggi sono tutti raccontati con  forti connotazioni, la musica è fantastica e meraviglioso è il modo in cui viene incastrata nel film, alcune interpretazioni sono quasi magistrali, anche la fotografia e la color ti immergono notevolmente in questa atmosfera di sospensione ed isolamento nello spazio e nel tempo come se fossimo rimasti fermi nelle atmosfere xfiles degli anni settanta, ma la cosa che mi ha affascinato di più è che tutti i personaggi, anche quelli cattivi, in realtà la violenza la subiscono, sono inermi nei confronti della violenza necessaria (in senso filosofico) del mondo e cercano disperatamente di ritagliarsi uno spazio di fuga e salvezza; quindi la violenza del film non ti lascia amareggiato ma la vivi come un messaggio di non violenza. Ti rendi conto alla fine che il film è in verità un inno alla non violenza, all’espressione del sé ed all’amore vero, empatico tra le persone.

p.s. Jeff Bridges ormai non recita personaggi, ma crea icone

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