Ether: Il regista polacco ci presenta la sua versione del Faust con un film che oscilla tra la biografia e il racconto morale. Krzysztof Zanussi afferma che si tratta di un film che si riferisce simbolicamente alla scienza moderna e al suo approccio all’uomo. Imparare oggi – dice il regista – ci impone un dubbio fondamentale, “che cosa è per noi, dove sta andando e cosa ci permette?”. Metaforicamente, spiega Zanussi, “presenta questo Faust che vende l’anima per avere potere con l’aiuto della scienza”.

Ci spiega che il suo film ci aiuta a porci anche considerazioni sui limiti morali in medicina. Questo – dice il regista – è un tema eterno, ma ora fortemente intensificato, perché sentiamo che possiamo autodeterminarsi come una specie, cambiare il genotipo umano, far sì che le nostre divisioni siano migliori di noi. Ci chiediamo contemporaneamente se questo è un confine che non dobbiamo attraversare ”

Un film denso di ricerca di significati, forse pure troppo, in alcuni momenti la fotografia è molto bella, ma le scene a volte sembrano slegate tra loro dando una sensazione di profonda lentezza in un dipanarsi degli eventi quasi scontato. Peccato! Il tutto risulta troppo razionale e poco empatico.

L’etere accompagna anche lo spettatore che in questa continua, ripetitiva ossessione del protagonista, un po’ si assopisce lentamente, come se fosse raggiunto dalle gocce dell’etere che lentamente respira. La storia però lascia all’uomo una possibilità di redenzione, all’ultimo secondo, non è mai tutto perduto, si può sempre trovare la consapevolezza e scoprire la propria natura, già questo ci permette di redimerci dalla nostra natura di ricerca del potere. 

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