Coloro che hanno visto  indivisibili di de Angelis al festival del 2016 riconosceranno rapidamente il suo stile di melodramma altamente simbolico anche ne “il Vizio della Speranza , ambientato in un’enclave decrepita lungo il fiume Volturno dove tutti vivono in uno stato di perenne sofferenza e ognuno sta sfruttando qualcuno o ne viene sfruttato.

Il nostro eroe, si potrebbe definire Maria (Pina Turco), che traghetta le donne incinte in un deposito dove consegnano i loro bambini da adottare altrove. La Maitresse di un bordello gestisce questo mercato intascando i soldi delle prestazioni delle ragazze e soprattutto quelli della vendita dei bambini. Maria stessa rimane incinta, ma lei scappa.

Il film potrebbe assumere i connotati del Thriller, ma il regista è più interessato alla descrizione dell’animo che alla storia in se per sé ; seguiamo semplicemente Maria mentre si sposta da un posto all’altro, cercando di rimanere un passo o due in anticipo alle conseguenze ma non riuscendo mai a gestirlo. 

Il regista non ostenta il realismo soffermandosi sugli ambienti e sulla miseria, ma compie un’astrazione e un artifizio netti a cominciare dal principio con le immagini della giovane Maria che viene pescata al largo del porto con una rete e con  le luci al neon e elettriche sgargianti dello yacht club e la costante fotografia della golden hour. De Angelis è uno stilista della scuola di Matteo Garrone / Ferzan Özpetek, che usa spesso immagini grandangolari per trasformare sequenze altrimenti naturalistiche in panorami appiattiti.

La Turco dà al film un forte centro, ma de Angelis non è molto interessato alla sua esibizione; vuole solo spingere Maria più in basso nella melma

La frase: “ti è venuta questa struccata della speranza!”

è emblematica

alla fine ci sarà redenzione possibile?

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